Travaglio ha fatto riferimento al caso Rogoredo, facendo riferimento alle parole pronunciate da Salvini e Meloni.
In merito al caso Rogoredo, con un recente sviluppo dei fatti emerso proprio negli ultimi giorni, Travaglio ha ripreso le parole di Salvini e Meloni risalenti a qualche settimana fa. Ospite a “Otto e mezzo” su La7, il giornalista ha parlato di come i due politici l’abbiano “pestata grossa”.
Un altro tema affrontato nel corso della trasmissione condotta dalla Gruber, attinente al caso in questione, è stato quello dello scudo penale. Ennesimo discorso spinoso, sul quale il governo si è espresso qualche settimana fa.

Le parole di Travaglio
Ecco le parole del direttore del Fatto Quotidiano in merito al nuovo decreto sicurezza: “Dalle ultime notizie che ho, il governo Meloni sta già cambiando il decreto sicurezza, nel senso che sta già evaporando lo scudo penale per gli agenti, riducendosi a lumicino. Credo varrebbe soltanto per l’incidente probatorio“.
E ancora: “Lo scudo penale c’era, eccome. Prima volevano dare lo scudo penale al poliziotto che diceva di aver sparato per legittima difesa. Quindi, bisognava fidarsi di lui e non bisognava nemmeno indagarlo. Poi, dato che si è scoperto che non si può farlo, perché non dipende dalla parola dello sparatore se è vero o non è vero quello che dice, avevano ripiegato su un registro degli indagati per ‘diversamente indagati’ nel caso in cui fosse evidente (immagino dalle loro parole) che avevano agito per legittima difesa. È una cosa talmente ridicola che sta sparendo anche quella. Credo anche che stiano cambiando altri articoli del decreto sicurezza, che, di fatto, nasce morto“.
La critica a Salvini e Meloni
Travaglio ha poi rivolto una critica nei confronti di Salvini e Meloni: “Diciamo pure che l’hanno pestata grossa con Rogoredo, ma l’hanno pestata grossa soprattutto per il referendum sulla giustizia, perché hanno cercato di utilizzare anche quel caso di cronaca per raccattare qualche voto tra le persone meno informate. E gli è ritornato indietro come un boomerang“.
Aggiungendo poi: “Che cosa si è capito di tutta questa vicenda? Che questi vogliono scriversi le sentenze e farsi le indagini. Uno può pensare che la magistratura dopo 30 anni di calunnie, di campagne, di diffamazione da parte dei giornali e delle tv di Berlusconi abbia molto perso fiducia e credibilità nell’opinione pubblica, anche se ieri un sondaggio dice che è al 51%, mentre quella dei politici è al 12%”.
“Ma anche chi diffida di più della magistratura da tutti farebbe decidere sulle indagini e sulle sentenze tranne che dai politici. E questi si sono scavati la fossa da soli, perché, più con quello che dicono che con quello che hanno scritto nella riforma, hanno fatto capire che per loro la riforma è ‘tana libera tutti’ per decidere su chi indagare, su cosa indagare, su quali indagini fare prima, sulle che vanno bene, sui magistrati che vanno puniti“.